domenica 4 dicembre 2011

Finanziaria in Rai

E' notizia di questi giorni che anche la Rai, in tempi di crisi, vuole ridurre i costi: il Consiglio di Amministrazione della nota emittente ha approvato una massiccia combinazione d'interventi economici, presentata dal direttore Lorenza Lei, il cui fine è un taglio sui costi di 85 milioni di euro.
La manovra, oltre a colpire alcuni benefit di cui gode parte dei dipendenti, prevede la chiusura di determinati uffici di corrispondenza estera.
Alla decisione non ha mancato di far seguito un appello di alcuni associati, personaggi che - come in ogni finanziaria che si rispetti - non sono concordi, i quali scrivono: "questo progetto è profondamente contrario agli interessi dell’Italia e degli italiani che devono essere messi nelle condizioni di affrontare da protagonisti le grandi sfide del nostro tempo. Al contrario serve una maggiore apertura internazionale della Rai che ci deve aiutare a capire in tempo reale quello che accade nel mondo costruendo ponti fra le culture e le civiltà e diffondendo la cultura della pace, del dialogo, della cooperazione e dell’integrazione [...]"
Sono certo che ognuno di noi ha una diversa opinione della qualità dell'informazione fornita dalla Rai, in relazione al clima politico pure.
E' infatti risaputo che qualsiasi Governo eletto ha sistematicamente il diritto di decidere in buona percentuale sui format dell'azienda, dai varietà e salotti fino ai telegiornali, e questo cambia di volta in volta le opinioni individuali del singolo verso ciò che viene trasmesso.
Ho voluto meditare a mio modo sulla legittimità dei dissensi manifestati verso le proposte della Lei ed ineluttabilmente mi è affiorato in mente il canone.
Che io sappia, a nessun contribuente è dato decidere chi vuole vedere in televisione, quando e/o con quale format.
Vediamo ora di cavare un ragno dal buco.
La Rai lo scorso anno, nel 2010, ha messo nelle proprie casse un ricavo pari a 3 miliardi, contro i 4,3 di Mediaset.
Circa le metà di quei 3 miliardi proviene dal canone pagato dai cittadini. Questo significa che, fra Auditel e pubblicità, la televisione pubblica guadagna nettamente meno.
E' vero: esiste il cosiddetto "tetto rai" per cui l'azienda in questione è limitata nella quantità di campagne pubblicitarie che può acquisire e/o mandare in onda.
Però come giustificare il doppio dei dipendenti rispetto a Mediaset?
In conclusione, direi che è ora di privatizzare la Rai, toglierle il "tetto" succitato e verificare se, in queste condizioni, è in grado di mantenere il suo establishment ricavandone dell'utile.
Fino a quel momento, sebbene quanto redatto dalla Lei non diminuirà il canone, resterà difficile sostenere serenamente un'ipotesi diversa dalla riduzione dei costi.