Oggi è uno di quei giorni che viene segnato in busta paga come R1, riposo compensativo.
Sono le 17:13 ed avrei potuto fare tante cose, fra le quali: dedicarmi alla casa, leggere quel libro di programmazione per Iphone che ho acquistato o, meglio, la raccolta - I maestri del pensiero democratico - del Corriere Della Sera.
Per ora, non m'ha occupato niente di tutto ciò.
Mi sono limitato a curare il design (per così dire) del blog e ho perso del tempo alla ricerca di un lettore Mp3 da inserirvi con l'utilizzo dei codici HTML. Ma quelli che ho trovato non mi hanno soddisfatto, dal momento che non prevedono vi possa inserire io dei file non ancora condivisi in rete.
Mi sa proprio che presto il cloud sarà tutto e i gb o tb degli hard disk spariranno.
Tutto 'sto tempo libero malamente consumato, comunque, mi ha fatto porre una domanda: quante festività ha l'Italia, in meno od in più, in confronto ad altri Paesi?
La risposta me l'ha data una petizione della CGIL, ove si vuole dimostrare che nello Stivale il numero delle ricorrenze civili per cui il Paese si ferma è contenuto: http://www.cgil.it/petizione/
Questi dati, però, non mi hanno soddisfatto e, come nel caso dello spread, ho voluto prendere come riferimento la Germania: i tedeschi celebrano il 3 Ottobre come giorno di Unità Nazionale, mentre i giorni in cui è protagonista la fede allontanano o meno i cittadini dal posto di lavoro a seconda della regione nella quale offrono la loro prestazione, eccezione fatta per Capodanno, Pasqua e Natale.
Dopodiché, mi sono chiesto quanto pesano sull'economia italiana all'anno le festività religiose, però non ho trovato nulla in proposito, al momento.
Tuttavia, nel corso della ricerca, ha catturato la mia attenzione un articolo, non ricordo su quale sito, il cui titolo era: "Non toccate San Gennaro!". Ovviamente parlava del Provvedimento redatto e - se non erro - approvato dal precedente Governo, il quale prevede l'accorpamento al week-end delle ricorrenze patronali, quelle non concordate con il Vaticano, e del parere contrario della diocesi di Napoli e cittadini annessi.
A 'sto punto, ricordandomi di un servizio de L'Ultima Parola in cui i partenopei lamentavano di non lavorare, ho fatto un'ultima indagine per capire com'era messa la Campania in termini di occupazione: risulta la terza regione d'Italia con il più alto tasso di disoccupazione...
Al che il quesito finale: "Che cazzo gli cambia?"
E che facciano i laici, no?!
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